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Comunicazione e giornalismo - beBee

Comunicazione e giornalismo

+ 100 buzzes
Questo alveare è rivolto ai professionisti della comunicazione. Qui potrai partecipare al dibattito sullo stato del settore, sull'attualità, notizie di ultim'ora, ecc., o condividere le tue esperienze con altri colleghi.
Buzzes
  1. ProducerFabio Marzocca

    Fabio Marzocca

    23/03/2017
    Le ambigue promesse della robotica antropomorfa
    Le ambigue promesse della robotica antropomorfaIn questi ultimi tempi, c'è un argomento che più di ogni altro sembra essere salito alla ribalta della diffusione mondiale delle notizie: i robot e le previsioni di un loro utilizzo su larga scala a breve termine. In ogni consesso scientifico o...
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  2. ProducerMiki Moz

    Miki Moz

    22/03/2017
    LEGGENDE METROPOLITANE: il mega elenco, genere per genere!
    LEGGENDE METROPOLITANE: il mega elenco, genere per genere!Leggende metropolitane: storie che nascono e si diffondo in modo virale.Nessuno ne controlla l'effettiva veridicità, nessuno sa se siano vere ma tutti giurano che siano accadute al "cugino del mio amico".Un fenomeno sociale e sociologico che...
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    Giampiero Vilardi
    23/03/2017 #1 Giampiero Vilardi
    Bel pezzo Miki!
  3. ProducerMiki Moz

    Miki Moz

    20/03/2017
    CINEMA, FUMETTO, LETTERATURA, MUSICA, ARTE: subire o capire?
    CINEMA, FUMETTO, LETTERATURA, MUSICA, ARTE: subire o capire?In che modo possiamo approcciarci a un'opera d'arte, qualunque tipo di arte sia (cinema, fumetto, letteratura, tv, scultura, pittura, architettura...)?L'arte è qualcosa da subire, lasciandoci trasportare dall'emozione del momento, o da comprendere,...
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  4. ProducerMiki Moz

    Miki Moz

    13/03/2017
    Cento Giorni agli Esami di Stato 2017
    Cento Giorni agli Esami di Stato 2017Oggi scatta il countdown verso gli Esami di Stato 2017.La Maturità è vicina: mancano 100 giorni soltanto. E quindi i ragazzi ne approfittano per l'ultima grande festa prima del grande studio...Ecco la diretta (anche video) della giornata:...
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  5. ProducerFabio Marzocca

    Fabio Marzocca

    08/03/2017
    L’utopia del reddito senza impiego: un esperimento mentale
    L’utopia del reddito senza impiego: un esperimento mentale Questo articolo vuole essere un Gendankenexperiment (Esperimento mentale) un esperimento che non si intende realizzare nella pratica, ma viene solo immaginato. Molto usato nel passato in ambito scientifico (famoso è quello di Einstein sulla...
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    Ugo Santosuosso
    15/03/2017 #17 Anonymous
    [continuazione]
    Vi cito solo un episodio reale [ conosco personalmente gli interessati ]. Potete trovare questa storia sui giornali.

    A Firenze c'era una sede della Elettrolux che ha chiuso ed ha mandato in cassa integrazione inumerevoli persone. Tale ditta è stata rilevata e doveva essere riconvertita alla produzione di pannelli solari sia termici che fotovoltaici, riassorbendo tutto il personale cassaintegrato. Unico problema: il personale doveva essere formato al nuovo lavoro e parte di esso sarebbe dovuto andare in giro per il paese ad istallare i medesimi pannelli (con adeguato incremento stipendiale).

    Morale della favola: il 100% del personale ha preferito restare in cassa integrazione, adducendo vari motivi.
    Ora la cassaintegrazione è finita a causa di una "MANICA DI LADRI E ***CENSURA*** NONCHE' ***CENSURA***" (cit. del personale che ha perso il posto di lavoro)

    Permettete che sia scettico relativamente ad un "reddito senza impiego", per lo meno con "concittadini" di questa risma.
    Magari, all'estero funziona........
    Ugo Santosuosso
    15/03/2017 #15 Anonymous
    Avevo promesso che avrei commentato questo post: ora ho un po' di tempo per farlo nel merito: riflessioni sul "reddito senza impiego".

    So bene che in vari paesi c'é qualcosa di simile a quello di cui si parla nel post ( molto ben fatto - se non l'ho detto ); ed in questi paesi, di massima funziona.
    Ho una unica obbiezione al riguardo: questi paesi NON sono l'Italia.
    Vorrei ricordare che quando fu scoperta la pennicillina, i medici la somministravano indistitntamente dalle patologie che si trovavano di fronte - direi " a tappeto " - e questo fatto ha portato all'evoluzione di ceppi batterici ( tipo lo staffilococcus aureus ) che sono alla fine diventati resistenti a tutti gli antibiotici, pennicellina in primis.

    Cosa voglio dire ?
    In questi giorni ho parlato, ma essenzialmente ho ascoltato quello che diceva la gente comune sull'argomento "reddito senza impiego". E quello che ho sentito non è affatto lusinghiero nei riguardi dei miei "concittadini" ed alla loro "creatività". In pratica: la maggiorparte delle persone comuni, se avesse un reddito anche minimo senza fare alcun lavoro di media farebbe 2 cose
    - "sistemare" le necessità imprescindibili
    - giocarsi i soldi o spenderseli per fare ( entro certi limiti ) la bella vita
    Formazione ? Creatività ? Aggiornamento ? Scherziamo ???

    [continua]
    Giampiero Vilardi
    10/03/2017 #14 Giampiero Vilardi
    @Mario Vittorio Guenzi e la tua opinione mi pare motivata e rispettabilissima. Grazie per il contributo.

    Riprendendo il tema del reccito di base, proprio oggi ho visto questo: http://www.repubblica.it/venerdi/reportage/2017/03/06/news/finlandia_reddito_di_cittadinanza_base_welfare-159883662/

    Sapevo già di questo esperimento, ma comunque sia mi pare interessante. Ci sono dei distinguo ENORMI da fare.
    1. Trattasi di Finlandesi. Ovvero di gente che non pensa sempre a come fregare il sistema.
    2. La popolazione finlandese è davvvero numericamente ridotta (meno di 5,5 milioni). Tanto per capirci nel Lazio vive più gente. Quindi difficile estendere esperimenti o modelli che valgono solo per una piccola regione o paese a mostri come USA o Cina.
    3. Sanno fare le cose. Non dico altro
    4. Altri paesi del nord Europa (in cui sarei molto orgoglioso di essere nato perché non sapranno cucinare come noi ma sono civili) si stanno muovendo nel mondo del lavoro in modo del tutto diverso dal resto del mondo. Per esempio hanno capito che è inutile chiudere qualcuno in un ufficio per 9/10 ore, perché la produttività si abbassa cronicamente in determinate ore del giorno. Meglio 6 ore al top. Ma qui in Spagna e in Italia piace molto la gente che scalda le sedie.
    Mario Vittorio Guenzi
    10/03/2017 #13 Mario Vittorio Guenzi
    Continua
    Quindi pur essendo io un convinto sostenitore dello stato sociale ho detto sociale non parassitario, sono contrario a dire stai a casa e ti pago per studiare, piuttosto ti faccio fare qualcosa di socialmente utile dalla pulizia delle strade all'assistenza ai malati e agli anziani o qualcosa che mi invento e per quello ti do un qualcosa in soldi e sin che non trovi da lavorare decentemente ti blocco il prelievo fiscale.
    Questo se:
    a) fossimo un Popolo (la P e' voluta) e non un accozzaglia di persone che si ricorda di essere italiana solo per le partite di calcio.
    b) chi ci rappresenta e ci governa non fosse una manica di ignobili cialtroni e specchio della nostra societa'
    c) chi detiene il potere economico si ricordasse che il capitalismo ha primariamente una funzione sociale e giustamente un ritorno economico superiore all'investimento e non come prima funzione la massimizzazione dei profitti a qualsiasi costo.
    la mia opinione a riguardo e' per sommi capi questa.
    Mario Vittorio Guenzi
    10/03/2017 #12 Mario Vittorio Guenzi
    @Giampiero Vilardi Dunque partendo dal fatto che e' un esperimento mentale cioe' poco piu' che aria fritta io sono abbastanza in disaccordo.
    Cerco di spiegarmi meglio, siamo un paese di laureati, laureati della "mutua" molte volte, e nessun laureato vuole sporcarsi le mani, tutti il manager vogliono fare.
    Il problema e' che nessuno vuole piu' fare lavori umili ti faccio un esempio che vivo sulla mia pelle tutti i giorni, l'azienda per la quale lavoro ha un reparto produttivo enorme che fa trattamenti galvanici, in questo reparto lavorano dei manovali perche' non serve che ci siano specializzati, si tratta di attacare e staccare pezzi di ferro da dei telai e' un lavoro pesante, decisamente pesante, se poi ci aggiungiamo che si lavora su tre turni il 90% sono pakistani, mi pare ci sia un egiziano e un marocchino e forse ma non son certo 5-6 italiani., semplicemente i nostri connazionali presi dalle liste di collocamento quando sentono com'e' il lavoro dicono grazie no.
    Un altro aspetto del problema e' che i super manager che hanno studiato per 30 anni hanno un mantra che e' " ridurre strutturalmente i costi" quindi si esternalizza il piu' possibile, si esternalizza a tal punto che le fabbriche chiudono e finiscono in east europa, cina, india e chi piu' ne ha piu' ne metta, basta che lo stipendio da pagare sia nell'ordine di misura del pugno di riso.
    Chio resta deve fare i conti con una possibile estromissione dal posto di lavoro o uno stipendio che ti permette poco ma almeno mangi in modo decorosoo e paghi le bollette, non di piu' ma li dentro ci stai.
    Ugo Santosuosso
    09/03/2017 #11 Anonymous
    #10 @Giampiero Vilardi:
    il blog che ti dicevo ha preso spunto da un articolo di wired ed ha pubblicato 2 post che parlano della statistica usata per fare pubblicazioni scientifiche e come sia possibile manipolare i risultati di una ricerca pur facendo riultare i dati completamente attendibili:
    1) https://num3ri.wordpress.com/2016/04/24/problemi-di-statistica/
    2) https://num3ri.wordpress.com/2016/05/30/problemi-di-statistica-2/
    E' ovvio che usare una tecnica del genere su ricerche farmacologiche, per esempio, è abbastanza semplice.... e le conseguenze che si possono trarre sono OVVIE ed abbastanza terrificanti, specie se si considera che la decisione di pubblicare o meno i risultati di una ricerca non dipendono dal ricercatore ma da chi ha finanziato la ricerca stessa!
    Giampiero Vilardi
    09/03/2017 #10 Giampiero Vilardi
    #9 Posta posta...che sempre meglio diffonderle certe cose. Lo trovo allucinante!
    Ugo Santosuosso
    09/03/2017 #9 Anonymous
    #8 @Chiara Randazzo: guarda, riguardo all'argomento potrei raccontare un sacco di cose - che, pur essendo sotto gli occhi di tutti - sono ignorate dai più.
    Se ti pare vergognoso il mercato delle pubblicazioni scientifiche, che ne pensi delle ricerche sponsorizzate dal privato ?
    Nei contratti che i ricercatori firmano all'accettazione della donazione del denaro per le loro ricerche, c'é la clausola di esclusività che recita più o meno così: "Tutti i risultati - positivi o negativi o nulli - della ricerca in oggetto,documentazione delle procedure, metodologie, annessi e connessi inclusi sono di proprietà esclusiva del donatore e pertanto non possono essere pubblicati".

    Le implicazioni di una cosa del genere sono ENORMI specie sulla correttezza e la libertà della ricerca.
    Avevo trovato un paio di articoli su un blog che spiegavano in dettaglio questo fatto, se ti interessa posso cercarlo e postarlo di seguito...
    Chiara Randazzo
    09/03/2017 #8 Chiara Randazzo
    Vergognoso quanto riferisce @Ugo Santosuosso. Non ne ero a conoscenza e ci sarebbe da parlarne tanto...ma taaanto! Ma i giornalisti si occupano solo della fiera del tartufo??

    Polemica a parte, mi pare interessante l'esperimento. Chiaramente non credo si arrivi ad un salario minimo garantito, anche se ho sentito di un esperimento in un paese del nord Europa in tal senso.
    Io credo che il lavoro per come lo intendiamo oggi, nel futuro verrà visto come schiavitù. 12 ore della nostra giornata non si possono dedicare solo a compiere il nostro dovere per uno stipendio che serve solo a sopravvivere e alimentare l'attuale sistema di ingiustizie. Questo sicuramente no.
    Riccardo Marciani
    09/03/2017 #7 Riccardo Marciani
    #2 Ciao @Giampiero Vilardi. Sono sostanzialmente in linea con quanto avete detto. L'idea dell'esperimento mentale è interessante. Ovviamente è molto difficile determinare delle conseguenze pratiche viste le molte variabili in gioco.
    Molto interessante e grazie a @Fabio Marzocca
    Giampiero Vilardi
    08/03/2017 #6 Giampiero Vilardi
    #5 Grazie @Ugo Santosuosso. Già è stato molto interessante questo intervento. Attendo quello approfondito!
    Ugo Santosuosso
    08/03/2017 #5 Anonymous
    @Giampiero Vilardi: piu' che un post, mi pare materiale di studio. Ora me lo leggo per bene, ci dormo su un paio di volte - tanto per non dire le solite bischerate che si dicono a caldo, le quali lasciano il tempo che trovano - e poi commento.

    Comunque vorrei far notare una piccola imprecisione - nulla di fondamentale - nel testo dell'articolo (perchè tale è secondo il mio modesto parere): @Fabio Marzocca dice: " un ricercatore deve pubblicare gratuitamente i risultati della sua ricerca ", ma questa affermazione è inesatta. Siccome ho pubblicato qualcosa anche io [ poche cose per la verità, ma visto che non sono un ricercatore, ma un impiegato, mi va bene lo stesso ] posso affermare che il ricercatore DEVE PAGARE per pubblicare! A seconda delle riviste che accettano l'articolo da pubblicare si pende dai 300€ a oltre 4000€ - considerando che i fondi statali per pagare queste pubblicazioni ( detti fondi "ex 60%" ) vanno attorno ai 1000€ l'anno a testa capite che questo fattore LIMITA il numero di pubblicazioni che il singolo può fare. Se uno vuole pubblicare deve per forza aggregarsi a dei gruppi e fare lavori "corali" in cui ognuno contribuisce con una cifra limitata, ma con limitazioni non indifferenti al proprio campo di ricerca.

    Per fortuna, per quanto mi riguarda, i miei interessi vertono su campi teorici, e come materiale mi basta un foglio di carta ed un pc - che mi sono pagato di tasca mia - ma per chi deve fare ricerca per esempio sugli anticorpi, in cui un singolo kit di tipo "Eliza" costa dai 5000€ in su, e che ti consente di mare massimo 10 eperimenti dello stesso tipo......

    Per ora mi fermo qui.
    Giampiero Vilardi
    08/03/2017 #2 Giampiero Vilardi
    In ogni caso grazie mille @Fabio Marzocca per lo spunto di riflessione e spero possano partecipare in molti. In paricolare mi piacerebbe ascoltare l'opinione di @Mario Vittorio Guenzi, @Riccardo Marciani, @Ugo Santosuosso e @Chiara Randazzo.
    Giampiero Vilardi
    08/03/2017 #1 Giampiero Vilardi
    Affascinante ipotesi quella a supporto di questo esperimento mentale.
    Mi pare che ci si spinga abbastanza in là e che i tempi non siano maturi per un dibattito realistico su questo tema. Ma d'altro canto, meglio affrontare la questione adesso, molto meglio.
    A mio avviso il "reddito culturale" è un'idea intricante. Purtoppo però cozza un po' con l'idea dell'essere umano che mi pare di vedere quotidianamente. La gente VUOLE essere ridotta alla paghetta. L'essere umano ha molto più interesse per i calciatori e le star di youtube e il mercato si adatta di conseguenza. Se Messi guadagna tanto è perché è un calciatore d'elite ma soprattutto una potente macchina da soldi. Lo stesso vale per i youtuber. Ricevono tante visualizzazioni e hanno milioni di followers e quindi Google li paga in base alla pubblicità che riempie i loro contenuti. Leggi di mercato, piaccia o meno.

    La schiavitù mentale, a mio avviso, già esiste. La gente non vuole imparare non per mancanze accademiche, ma perché è comoda così.
  6. ProducerMiki Moz

    Miki Moz

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    Enrico Sasso
    03/03/2017 #4 Enrico Sasso
    Io già sto in fissa! Vedrò se posso andare direttamente a quello di Londra. Grazie bebee per condividerlo!
    Michele Basile
    03/03/2017 #3 Anonymous
    Mi sembra ottima l'iniziativa, soprattutto perché verranno anche a New York. Spero di poter fare un salto. Grazie mille!
    Giampiero Vilardi
    03/03/2017 #2 Giampiero Vilardi
    #1 Ottimo Riccardo. beBee sarà presente a Madrid di sicuro. L'evento è di quelli che contano nel panorama internazionale, per cui ti consiglio vivamente di assistere a una tappa del tour. Grazie a te e un saluto!
    Riccardo Marciani
    03/03/2017 #1 Riccardo Marciani
    Mi sembra un evento imperdibile. Grazie mille beBee per condividerlo!
    L'ideale sarebbe fare una scappata a Madrid, ma sono orientato all'evento casalingo di Milano!
  8. ProducerMiki Moz

    Miki Moz

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    Luca Scialò

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    Fabio Marzocca

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    Fabio Marzocca
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  12. Fabio Marzocca

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    Annalisa Stamegna
    08/02/2017 #3 Annalisa Stamegna
    Scusate se rispondo solo ora!
    Io credo che il discorso sui valori di Mario non sia attribuibile ai social o a internet, ma a un discorso eventualmente più ampio. Però non credo che i social rappresentino davvero uno spaccato della società: piuttosto, una distorsione, un'esasperazione di quelli che sono i caratteri principali della nostra personalità. Come posso immaginare di dire chi sono con un tweet? Piuttosto, la scelta di condividere una notizia anziché un'altra è data dalla superficialità con cui le persone si approcciano a questi strumenti. Un uso più consapevole, anzichè portare allo straniamento delle emozioni, potrebbe invece aiutare a coltivare l'empatia, e quindi migliorare molti aspetti della vita sociale e social.
    Giampiero Vilardi
    30/01/2017 #2 Giampiero Vilardi
    Io credo che @Annalisa Stamegna abbia ragione nel fondo. Ma purtroppo le brutte notizie, per una questione a volte anche morbosa, attraggono di più. Io credo che a volte i social trasmettano messaggi positivi o raccontino storie che altri canali non accolgono. Comunque li usiamo noi, quindi la sceltas dei contenuti è in mano agli utenti. Comunque sia, ottimo spunto Annalisa! Grazi mille.
    Mario Vittorio Guenzi
    30/01/2017 #1 Mario Vittorio Guenzi
    I social (che per inciso non mi piacciono) sono solo degli strumenti.
    Lo strumento prescinde dall'uso che se ne fa, una chiave inglese puo' servire a stringere i dadi di una ruota d'autovettura e quindi a tenerla a posto ed evitare che parta mentre si viaggia o produrre una frattura cranica se usata come corpo contundente. non e' lo strumento e' chi lo usa che decide cosa farne.
    Trovo profondamente sbagliato come concetto comunicare specie a livello istituzionale tramite social, e' sterile, impersonale.
    Pur non essendo un pessimista di professione sono pero' abbastanza realista da dire siamo in una brutta storia, abbiamo (e mi metto nel mazzo anche se con un po di riserve) perso una quota impressionante di valori, non citiamoli non serve, se non si sa di cosa si parla e' inutile parlarne penso, la societa' e' cambiata noi siamo cambiati non in meglio e' la mia opinione.
    L'educazione e' cambiata e questo secondo me e' gravissimo e non parlo solo dell'educazione scolastica ma di quella all'interno della famiglia.
    Questo mi porta a dire che siamo in una brutta storia, l'uso dei social come una clava credo dipenda anche se non soprattutto da questo cambiamento.
  22. ProducerMiki Moz

    Miki Moz

    29/01/2017
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  23. ProducerBioPills Il vostro portale scientifico
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    Giampiero Vilardi
    27/01/2017 #3 Giampiero Vilardi
    Grazie @BioPills Il vostro portale scientifico e benvenuti su beBee!
    BioPills Il vostro portale scientifico
    27/01/2017 #2 BioPills Il vostro portale scientifico
    #1 Felici che abbia apprezzato. La notizia è molto interessante, a nostro avviso è passato troppo inosservata
    Davide Caretti
    27/01/2017 #1 Davide Caretti
    Davvero molto interessante e ben fatto questo articolo. Sinceramente non pensavo potesse essere datato ancora prima. Grazie mille @BioPills Il vostro portale scientifico
  24. ProducerMiki Moz

    Miki Moz

    25/01/2017
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  25. ProducerFabio Marzocca

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    21/01/2017
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