Morbo di Crohn, dove mi porti a cena?

Morbo di Crohn, dove mi porti a cena?

Morbo di Crohn, una malattia infiammatoria cronica, di origine non ancora conosciuta, che interessa prevalentemente il tratto del tubo gastroenterico. Si tratta di una malattia dal decorso cronico, anche se non regolare; ci sono infatti periodi in cui può rimanere stabile, mentre in altri si riacutizza. Dipende moltissimo anche dal soggetto, e tali intervalli possono essere molto variabili. La malattia prende il nome dal medico che la scoprì, Burril Bernard Crohn, che nel 1932 la inquadrò tra le malattie infiammatorie croniche di tipo intestinale.

L’incidenza riguarda prettamente i soggetti tra i 20 e i 40 anni di età, ma è variabile, in quanto può manifestarsi sin dalla tenera età, come in soggetti più adulti. La localizzazione invece riguarda i Paesi più industrializzati, come l’Europa del Nord e gli Stati Uniti d’America. La sua diffusione sta ora avanzando, anche se questo fatto potrebbe essere dovuto ad una maggior precisione della diagnosi anche in altri Paesi. Un altro fattore da considerare è l’ereditarietà della malattia: circa il 10% dei pazienti ha altri casi in famiglia, dunque questo è un fattore da tenere in alta considerazione per tenere sotto controllo lo sviluppo della malattia.

Il fattore genetico, comunque, non è l’unico a determinare lo scatenarsi della malattia. Ci sono infatti anche fattori ambientali, dietetici, immunologici e legati allo stile di vita della persona, come causa scatenante. Quella più frequente comunque rimane una combinazione di fattori, come una certa reazione immunologica non comune dell’intestino, insieme ad alcuni fattori ambientali o abitudini delle persone. L’equilibrio normalmente presente, nell’intestino, è in grado di contrastare normalmente le infiammazioni, mentre nelle persone affette dal morbo di Crohn questo equilibrio non è rispettato, esponendo il soggetto ad una infiammazione di tipo cronico.

Tali infiammazioni, di tipo cronico, oltre a portare a dolori addominali, disturbi digestivi, dissenteria, possono provocare delle lesioni interne e delle complicazioni che molto spesso richiedono un intervento chirurgico, che porta ad una asportazione della parte interessata. Ma anche dopo l’intervento, la malattia va tenuta sotto costante controllo, e non è detto che non degeneri ulteriormente. Quindi, la persona affetta dal morbo di Crohn dovrà sottoporsi a dei controlli periodici, per tenere sempre sotto controllo la malattia.

L’alimentazione è fondamentale: ecco perché ci chiediamo “dove mi porti a cena!”. Anche se la domanda potrebbe destare una certa ilarità, in realtà non c’è molto di cui sorridere. Non c’è una dieta adatta a tutti; ciascuno, pian piano, scoprirà i cibi tollerati e quelli dannosi. Più che due o tre pasti abbondanti, sono preferibili cinque o sei piccoli pasti. Cibi piccanti, alcool e caffeina sarebbero da eliminare. La dieta dovrebbe essere a basso contenuto di grassi: l’intestino compromesso dalla malattia non riesce ad assorbirli, e passando dal colon provocherebbero dissenteria. A tale proposito, l’idratazione è fondamentale: bisogna consumare una grande quantità di liquidi.

Tutto ciò, l’alimentazione controllata, le conseguenze di interventi chirurgici, come potrebbero essere l’asportazione di tratti intestinali, l’applicazione di una deviazione, porta a numerose complicazioni di tipo sociale. Si pensi all’attività lavorativa, fortemente provata dai malesseri sia fisici che psicologici per il fatto di sentirsi vulnerabili, di dover sempre tenere sotto controllo quel sacchetto applicato al proprio addome, o al sentirsi imbarazzati dai gorgoglii che a volte provoca l’evacuazione spontanea, e che proprio per questo motivo, non può essere controllata!

La persona che ha subito degli interventi, e che sa che la malattia potrebbe ulteriormente degenerare, vive in uno stato emozionale turbato, con il costante pensiero della malattia, che potrebbe degenerare; sapere che la malattia non sparirà mai completamente, porta spesso la persona in un profondo sconforto. Ma questo non significa che non possa avere una vita normale. Il risvolto psicologico è estremamente importante, e richiede un coinvolgimento costante non solo da parte della famiglia o della stretta cerchia di amici e parenti, ma anche dei medici curanti, che instaurano un rapporto di comunicazione, di fiducia, e di apertura costante con le persone che si affidano a loro. Sì, le persone, non i pazienti. Perché ciò che bisogna sapere, è che potrebbe essere un problema anche scegliere un ristorante dove andare a mangiare, piuttosto che rinunciare ad una gita fuori porta per l’assenza di un bagno a disposizione.

Non la malattia, non il morbo di Crohn, ma le persone, prima di tutto.


Autore: Barbato Gervasio