Giuseppe Andò in Risorse Umane Member of Board • EMCC - European Mentoring and Coaching Council May 7, 2019 · 2 min read · ~100

La leadership tra razionalità e intuito

La leadership tra razionalità e intuito


La nostra esistenza non è segnata da un confine netto tra razionalità e intuito. Buona parte della nostra esistenza è guidata dall'intuizione e, se non fosse così, ci saremmo estinti decine di migliaia di anni fa. La nostra natura spontanea ed emotiva ci aiuta a vivere senza l’oppressione costante della razionalità. L’intuito appartiene al nostro stadio evolutivo pre-verbale, quello in cui la nostra interazione con la realtà era immediata. Viene anche definita fase olistica, ossia la fase nella quale il flusso d’informazioni s’integrava nella nostra mente come un “tutto” indistinto. L’assenza di categorie logiche consentiva “solo” una conoscenza intuitiva della realtà. L’intuito non si avvale della fase analitica, quella, cioè, nella quale sezioniamo la realtà e la riconfiguriamo in base ai nostri modelli gnoseologici, ma è un processo di sintesi immediata che elabora sommariamente (nel senso di complessivamente) le informazioni e ne restituisce una conoscenza unitaria. L’intuito affonda nel nostro personale e profondo deposito della memoria e raccorda in modo automatico le nuove esperienze con le trascorse con un meccanismo di ricerca e confronto analogico. Insomma, è un processo a-razionale che integra emozioni ed esperienze personali, per ordinare le poche informazioni disponibili in un quadro di apparente coerenza esperienziale. Al contrario dell’intuito, la nostra natura razionale e la nostra coscienza (l’ordine può essere variato) ci guidano nel riconoscere le situazioni e nel cercare di mettere ordine dove è necessario. Quindi ci muoviamo in un mix di razionalità e intuizione. Daniel Kanheman (premio Nobel per l’economia nel 2002) spiega perfettamente il fenomeno nel suo libro Pensieri lenti e veloci. In sostanza, Kanheman ci dice che non è vero che i nostri comportamenti sono di norma logici e che solo sotto pressione commettiamo degli errori. Anzi, ci comunica che è vero l’opposto. È vero che viviamo costantemente in una condizione intuitiva e la maggior parte delle nostre decisioni non sono prese logicamente. Perché? Perché la nostra razionalità è pigra e lenta. L’immagine che abbiamo della realtà che ci circonda è costruita velocemente su una base intuitiva. Le poche informazioni che raccogliamo le organizziamo rapidamente per ottenere uno scenario coerente e credibile della realtà. E la razionalità? Quando entra in gioco? Quando la situazione è complessa o complicata da qualche specifico fattore. Allora, lentamente, la logica razionale si mette in movimento e comincia ad organizzarsi per comprendere e decodificare. A dire il vero, manca ancora un altro tassello: l’istinto. Sì, perché se l’intuizione è una forma di conoscenza e di reazione pre-logica, l’istinto è addirittura una reazione pre-intuitiva. L’istinto è un comportamento automatico e naturale che aggira intuito e razionalità. Nell'istinto non c’è nulla di personale che ci appartenga. È un comportamento iscritto nel nostro DNA, in quanto esseri umani. È un comportamento che ci appartiene come specie e non come individui. Ma questi tre "sistemi" come entrano in gioco? Posto che il primo e il secondo si attivano in autonomia, quali sono le condizioni per le quali attiviamo il terzo sistema, quello logico-razionale? La risposta è: quando abbiamo sufficienti informazioni per elaborare un processo logico. La discriminante è la quantità d’informazioni. In presenza di un numero scarsissimo d’informazioni non attiviamo neppure i nostri strati più superficiali della coscienza e reagiamo (fortunatamente) d’istinto. In presenza di un numero d’informazioni maggiore, ma ancora non sufficiente a formulare un processo cognitivo logico-razionale, utilizziamo l’intuito. In presenza di un numero rilevante d’informazioni, attiviamo i nostri processi logici e razionali. Bene, adesso, grazie a Kanheman, abbiamo messo un po’ d’ordine. A questo punto, può essere interessante chiedersi:

  • che leader sono o penso di essere?
  • Un leader prevalentemente razionale? E se così, è un bene?
  • Sono un leader prevalentemente istintivo/intuitivo? E se così, è un bene?
  • Sono cosciente del fatto che il livello del mio approccio razionale dipende dalla quantità di informazioni di cui dispongo?
  • Cosa penso dei membri del mio team? Saprei aiutarli a posizionarsi rispetto a istinto-intuito e razionalità?
  • Sono cosciente che i membri del mio team hanno le mie stesse caratteristiche (istinto, intuizione, razionalità)?
  • Come lavoro per aumentare il grado del loro approccio razionale? Fornisco tutte le informazioni utili all'elaborazione logico-razionale?
  • Valorizzo e guido i loro slanci intuitivi?
  • Sono cosciente che il tempo è una delle discriminanti per attivare il pensiero logico-razionale? Sono in grado di gestirlo?
  • Sono cosciente che il patrimonio di esperienze dei singoli e del team nel suo complesso vanno a costituire il serbatoio che alimenta l'attività intuitiva? Per questo motivo, incremento le occasioni di condivisione e apprendimento comune?