Giuseppe Iannozzi en Poesia 3/6/2018 · 1 min de lectura · ~10

Ho tentato di non cadere in peccato – versioni alternative e/o inedite - poesie di Iannozzi Giuseppe

Ho tentato di non cadere in peccato – versioni alternative e/o inedite


poesie di Iannozzi Giuseppe


Ho tentato di non cadere in peccato – versioni alternative e/o inedite - poesie di Iannozzi Giuseppe


IL FIORE DELLA MORTE

Non puoi offrirmi proprio ora il fiore della morte
Nel cuore ho portato speranze e rancori,
le scale di Eliot e il santo Graal illudendo la sorte
Fra i seni della dea Kalì ho cercato conforto
Ti ho chiamata Durga, e infine madre del mondo
mentre tutte le mie cattedrali colavano a picco
nel cielo, fra nuvole e scimmie albine a pisciare
fiele sugli uomini piccoli dabbasso

Ho tentato di non cadere in peccato
Ho tentato di non essere uguale a tutti gli altri
Le strade m’hanno coinvolto nel traffico:
agli incroci ho stretto la mano a ladri e assassini,
nei bar più loschi ho invocato il nome di Dio
in tutte le lingue conosciute, ma nulla è cambiato
Ubriaco, inciampando a ogni tombino sollevato,
l’eco in testa mi ripeteva che non sarei stato più

Perfetta scala di note, onde di rabbie profonde
di Valchirie risorte dall’oblio più ascoso;
… e la sabbia della clessidra che invade gli occhi
sbranando le superfici ingannatrici degli specchi
di vetro e di acque dolci e salate

Ho tentato d’esser per te l’uomo e il guerriero
Ho tentato di sciogliere il nodo gordiano
Con le mie sole mani, finché ho potuto
ho tenuto il timone, e più colpi di spada ho parato
In vita ho visto molto, le lunghe gambe delle donne
e quelle amputate dei soldati andati a far la guerra
Ho respirato odor di rose canine da seni allegri,
e le tenerezze le ho vergate sul grembo di Venere
No, non ora, non ora il fiore della morte

Fradicio, sotto l’acqua d’un cielo di tempesta, prego
Quanta e quanta eleganza nelle gambe delle donne
che saltano il pianto raccolto nelle pozzanghere
Come puoi chiedermi di rinunciare a tutto questo?
Come puoi chiedermi di rinunciare?

L’amore, questo assurdo dolore
che fa tremare le tempie
come a un marmo cui manca solo la parola

Come puoi chiedermi di rinunciare?
L’amore sposa il dolore, sposa il dolore
Ma se è la morte, allora tutto si perde,
tutto, anche il dolore

Non ora il fiore della morte, non ora
che sono nel dolore che mi fa fremere
le labbra come a un Mosè

LO GIURO

Non si può scrivere,
non si può
come condannati
legati alla catena

A chi dire, a chi
dire una banalità,
un “ti voglio bene”?

Non conduce la poesia
sulle sponde della gioia;
e manchi tu, manca
il tuo sguardo d’amore
e di accusa

Ho smesso il vizio,
ho smesso il vizio
d’illudere me, lo giuro;
ma a tarda sera
il muto abbraccio malato
di mille spire di fumo


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