Giuseppe Iannozzi en Letteratura, Editoria, Cultura 4/1/2019 · 1 min de lectura · ~10

Mimma Leone: intervista all’Autrice de “Le Congiunzioni della Distanza” (Alter Ego edizioni)

Mimma Leone: intervista all’Autrice de “Le Congiunzioni della Distanza” (Alter Ego edizioni)

di Iannozzi Giuseppe



Mimma Leone: intervista all’Autrice de “Le Congiunzioni della Distanza” (Alter Ego edizioni)

1. Mimma Leone, “Le congiunzioni della distanza” (Alter Ego edizioni) è il tuo nuovo lavoro. Perché hai scelto di metterti alla prova con un thriller?

Nei miei primi lavori avevo già intrapreso il tentativo di indagare l’animo umano, rendendo la narrazione funzionale a questo tipo di ricerca. Potevo continuare a scegliere il racconto, forma a me congeniale che mi ha permesso di farmi conoscere e di ottenere ottimi riscontri. Ovviamente, da lettrice, sapevo già quanto il thriller fosse adatto ai miei contenuti, ma la sfida era ardua e me ne rendevo conto; ho deciso quindi di abbandonare l’ossessione del genere come riferimento, lasciandomi andare alla scrittura della storia che avevo in mente. L’intreccio che ho costruito pagina dopo pagina mi ha permesso di approfondire i personaggi e di strutturare un romanzo a più livelli, delineando il profilo di un thriller di formazione, così mi piace definirlo: la vera protagonista è la psiche, e nelle conseguenze delle sue trasformazioni risiede l’enigma.

2. Ne “Le congiunzioni della distanza” c’è della magia, o meglio una forte componente New Age. Sbaglio? Probabilmente sì, ma amo provocare chi accetta di essere da me intervistato.

Senza dubbio è come dici, anche se non amo molto quel contenitore di idee e suggestioni che prende il nome di New Age. Mi attrae moltissimo, invece, il concetto di magia, nelle sue declinazioni antropologiche e come atto del pensare che poi, inevitabilmente, diventa parte del reale. Tengo a ricordare che l’idea di Ginevra Carrara, l’antropologa protagonista de “Le congiunzioni della distanza” nasce da un mio racconto, “La stanza 21”, che era rimasto nel cuore di tanti lettori proprio per il largo uso di visioni oniriche, esperienze extrasensoriali, richiami a mondi paralleli. In quel racconto mi sono tante volte anche identificata, trovando conferma del fatto che quando si scrivono cose che ti somigliano, è più facile che questa corrispondenza venga colta dal lettore e custodita nella sua memoria. Ho seguito la medesima linea anche in questo romanzo. Credo sia una scelta doverosa, di onestà e professionalità.


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