Buonumore: la ricetta per diventare ciò che sei

Buonumore: la ricetta per diventare ciò che sei

Due indispensabili risorse sul buonumore


Un monito da considerare ed una soluzione da integrare per diventare chi desideri

Quando problemi e stati d’animo negativi si ripetono perdiamo di vista il senso delle cose. Quando la condizione rischia di affliggerci spesso in uno stato di infelicità dovremmo ritornare con la mente alla realtà oggettiva e costante. La realtà è diversa da ciò che ti consiglia la mente per protezione.

Due concetti da ricordare:

  • Diventi ciò che pensi, consapevole o no che tu lo sia.. Succederà!
  • Desidera ciò che vuoi tu e non ciò che vogliono gli altri..

Monito al buonumore

Dal Libro di Wayne W. Dyer  Le vostre zone Erronee

“Diventi quello che pensi, che tu lo voglia o no.

Sono cresciuto in orfanotrofio ma ho sempre avuto la capacità di avere un punto di vista positivo verso quello che mi accadeva.
Ero il bambino più ricco dell’orfanotrofio… Io cercavo le opportunità, quelle ci sono sempre, basta saperle riconoscere…

Ho 67 anni e non sono mai stato disoccupato e non certo perchè la mia situazione economica era buona, ma perché  ho sempre pensato in questa maniera:

Se cambi modo di pensare puoi ottenere quello che vuoi dalla vita, è un concetto semplice e il fatto è, che ho sempre messo in pratica quello che dico…
Nella contemplazione di ciò che desideri crei ciò che vuoi…

I fratelli Writh quando sono riusciti a volare non pensavano a quello che rimaneva sul suolo e della loro capacità di rimanere a terra.
Era necessario che contemplassero la possibilità di alzarsi da terra…la possibilità c’è sempre stata ma nessuno fino ad allora l’aveva contemplata.

Bisogna contemplare la possibilità di fare le cose…
La mia missione è insegnare agli altri come avere fiducia in se stessi e sono convinto che sia per questo che sono nato in un orfanotrofio.
Wayne W. Dyer da Le vostre zone Erronee

La risposta al buonumore

Gli ultimi studi mostrano che i geni c’entrano poco
Lo “star bene” si apprende: dipende dall’accettazione di sé


La ricetta del buonumore

“Diventa ciò che sei”
di UMBERTO GALIMBERTI

IL BUONUMORE è una condizione esistenziale a cui tutti ambiscono e, incapaci di raggiungerla, attribuiscono il fallimento agli altri o alle circostanze del mondo esterno, quali l’amore, la salute, il denaro, l’aspetto fisico, le condizioni di lavoro, l’età, cioè una serie di fattori su cui non esercitiamo praticamente alcun potere di controllo.

Ciò consente a ciascuno di noi di esonerarci dal compito di essere non dico felici, ma almeno di buonumore, perché nulla possiamo fare sulle circostanze che non dipendono da noi.

Eppure questa condizione dell’animo è accessibile a qualsiasi essere umano a prescindere dalla sua ricchezza, dalla sua condizione sociale, dalle sue capacità intellettuali, dalle sue condizioni di salute. Non dipende dal piacere, dalla sofferenza fisica, dall’amore, dalla considerazione o dall’ammirazione altrui, ma esclusivamente dalla piena accettazione di sé, che Nietzsche ha sintetizzato nell’aforisma: “Diventa ciò che sei”.

Sembra quasi un’ovvietà, ma non capita quasi mai, perché noi misuriamo la felicità, da cui scende il nostro buon o cattivo umore, non sulla realizzazione di noi stessi, che è fonte di energia positiva per quanti ci vivono intorno, siano essi familiari, colleghi, conoscenti, ma sulla realizzazione dei nostri desideri che formuliamo senza la minima attenzione alle nostre capacità e possibilità di realizzazione.

Non accettiamo il nostro corpo, il nostro stato di salute, la nostra età, la nostra occupazione, la qualità dei nostri amori, perché ci regoliamo sugli altri, quando non sugli stereotipi che la pubblicità ci offre ogni giorno.

Distratti da noi, fino a diventare perfetti sconosciuti a noi stessi, ci arrampichiamo ogni giorno su pareti lisce per raggiungere modelli di felicità che abbiamo assunto dall’esterno e, naufragando ogni giorno, perché quei modelli probabilmente sono quanto di più incompatibile possa esserci con la nostra personalità.

Ci facciamo “cattivo sangue” e distribuiamo malumore, che è una forza negativa che disgrega famiglia, associazione, impresa, in cui ciascuno di noi è inserito, perché spezza la coesione e l’armonia, e costringe gli altri a spendere parole di comprensione e compassione per una sorte che noi e non altri hanno reso infelice.

Se il cattivo umore è il risultato di un desiderio lanciato al di là delle nostre possibilità, non ho alcuna difficoltà a dire che chi è di cattivo umore è colpevole, perché è lui stesso causa della sua infelicità, per aver improvvidamente coltivato un desiderio infinito e incompatibile con i tratti della sua personalità, che non si è mai dato la briga di conoscere.


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