Marco Venturi in Coaching, beBee in Italiano, Coaching Apr 8, 2019 · 2 min read · +100

Il gabbiano Jonathan Livingston

Il gabbiano Jonathan Livingston

La Felicità del gabbiano Jonathan Livingston di Richard Bach

Il romanzo racconta di un gabbiano che la società voleva far “volare basso” ma che, con una determinazione invincibile riesce a fare le acrobazie di un’aquila sfrecciando veloce verso la felicità e conquistando solo allora la notorietà ed il rispetto di tutti.

“Guardami volteggiare prima di sparare, vecchio cacciatore, hai volato mai ?.. l’hai fatto mai ?..Da quassù scopro te, scopro il tuo dolore, il tuo mondo muore…risparmiami almeno pensando che sono rimasto da solo anch’io…lasciami al cielo…all’ultimo volo mio…”

Questo è il testo del brano “Non sparare” di Renato Zero che negli anni 80″ ha intenerito parecchi cuori fra cui il mio di adolescente. Proprio per questo scrivendo alcune frasi del libro di Richard Bach mi è tornata alla mente le realtà di quei momenti in cui tutto era possibile.

La felicità era a portata di mano con un semplice sorriso, una carezza, un pensiero. Bastava poco per percepire la libertà di essere come volevo, tutto girava a ritmi normali. Le persone si aiutavano, non ci si combatteva, si rispettava, si cresceva insieme.

Poi sono iniziate le responsabilità, il dover fare quello che ci si aspettava da me. Cambiando io sono cambiate le priorità che sentivo attorno, ho iniziato a vedere il mondo in modo diverso, distante.

Così sono cambiati gli altri (ai miei occhi) e quello che prima era “normale”, nel giro di pochi anni è divenuto sognante, lontano e irrealizzabile…

La felicità non era più li.

Ho scoperto tramite le esperienze che mi sbagliavo a fidarmi di ciò che pensavo da me. Ho dovuto rimboccarmi la maniche per cambiare ciò che credevo invece che pretendere di cambiare il mondo.

Ho riscoperto che la felicità era li che mi aspettava con calma e pazienza. Che era distante solo pochi gradini da me ma che dovevo salirli, che dovevo scegliere ciò che significava per me e andare a prenderla con le mie mani.

Ho compreso che aspettare che cambiassero le cose non avrebbe funzionato e mi sono chiesto: Cosa voglio davvero?… Chi voglio essere adesso?… Ecco le mie risposte.

Leggi questi paragrafi che ho selezionato dal libro e sarai d’accordo anche tu di come questo racconto/metafora sia più della storia di un gabbiano ribelle…

E’ la formula della speranza per qualcosa di più nella nostra vita, senza la quale la felicità non si rivela facilmente…

Dal Libro:

Il piccolo e anticonformista Gabbiano Jonathan riesce ad intravedere una nuova via da poter seguire, una via che allontana dalla banalità e dal vuoto del suo precedente stile di vita, e comprende che oltre che del cibo un gabbiano “vive” della luce e del calore del sole, vive del soffio del vento, delle onde spumeggianti del mare e della freschezza dell’aria…

Crescendo impari che la felicità non è quella delle grandi cose. Non è quella che si insegue a vent’anni, quando, come gladiatori si combatte il mondo per uscirne vittoriosi.
La felicità non è quella che affannosamente si insegue credendo che l’amore sia tutto o niente; non è quella delle emozioni forti che fanno il “botto” e che esplodono fuori con tuoni spettacolari.

La felicità non è quella di grattacieli da scalare, di sfide da vincere mettendosi continuamente alla prova. Crescendo impari che la felicità è fatta di cose piccole ma preziose.
E impari che il profumo del caffè al mattino è un piccolo rituale di felicità, che bastano le note di una canzone, le sensazioni di un libro dai colori che scaldano il cuore, che bastano gli aromi di una cucina, la poesia dei pittori della felicità, che basta il muso del tuo gatto o del tuo cane per sentire una felicità lieve....

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