Roberto A. Foglietta en Dirigenti e manager, Economists and Finance, Communications and journalism ◽Freelance Consultant • ◾www.roberto.foglietta.name 2/12/2017 · 2 min de lectura · +200

Bisogna intendersi sulle parole

Bisogna intendersi sulle parolePubblished on Dicember 2, 2017 on LinkedIn

Introduzione

I giornali insistono sulla ripresa dell'Italia che però la gente non percepisce e parlano di una rabbia crescente. Sia chiaro, la percezione popolare non é mai un dato strumentale su cui fare affidamento per determinare la semantica di numeri o fatti.

É invece vero il viceversa, dai numeri si può comprendere le ragioni della percezione dal basso e i numeri dicono che solo alcune realtà in Italia hanno saputo fronteggiare la crisi, in modo propositivo, e si sono rafforzate. Poche sono le realtà che hanno alzato l'asticella della media ma la maggioranza non rispecchia questo trend.

La crisi ha polarizzato le posizioni e accentuato la curva di distribuzione della ricchezza. In questo processo si è evidenziata la pochezza della politica italiana, orientata agli interessi di parte e alle risse piuttosto che alla gestione del paese.

Di conseguenza, la politica, invece di essere un moderatore delle intrinseche tendenze alla concentrazione di un mercato non regolamentato (o regolamentato male, è uguale agli effetti pratici) ha fatto da cuscino alle speculazioni e da copertura ai saccheggi.

Il risultato è evidente

Il risultato è evidente, rapporto debito PIL alle stelle nonostante l'austerità che ha tagliato i servizi e i fondi locali. Negli ultimi giorni hanno distribuito le elemosine a macchia di leopardo e lo ha fatto ancora una volta con le logiche della politica, del favoritismo, non certo con una strategia orientata al futuro.

Da questo punto di vista, per capire la piccolezza di una tale visione, vale la pena citare Franco Battiato in Inneres Auge del 2009: "di cosa vivrebbero ciarlatani e truffatori; se non avessero moneta sonante da gettare come ami fra la gente?".

Sono passati otto anni da allora e nulla è cambiato al di là del muro che difende la sala di regia e nulla è cambiato al di qua di quel muro. La gente lo sa, lo sente nella pancia di essere presa per il culo, ma nello stesso tempo non riesce a uscire dalle logiche di sempre.

L'élite dei miracolati e la massa di disperati si imitano a vicenda nel teatrino della furbizia e ambedue queste società sono accomunate dalla paura del merito, perché in esso è intrinseco anche il concetto di responsabilità, e dal disprezzo dell'eccellenza.

Nell'ipocrita assenza di valori etici, il denaro è l'unico idolo a cui inginocchiarsi e servire.

La frustrazione di chi muore

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