Roberto A. Foglietta en Economists and Finance, Communications and journalism, IT - Information Technology ◽Freelance Consultant • ◾www.roberto.foglietta.name 9/2/2018 · 5 min de lectura · +600

Dialogo su i due mondi

Dialogo su i due mondi

Published on February 9, 2018 on LinkedIn

Introduzione

Caro Enzo, se le dovessi dirti qual è il requisito attualmente non soddisfatto per la formazione degli Stati Uniti d'Europa, e più in generale per superare il paradosso di Fermi ovvero la capacità della specie umana di sopravvivere a se stessa, lei si metterebbe a ridere.

Dare importanza a chi non lo merita e togliere importanza a chi lo merita.

Sembra una boutade, vero?

Ma se ci riflettiamo un momento e valutiamo la velocità con cui evolvono le cose unita al fatto che culturalmente siamo cristallizzati in paradigmi che talvolta si rifanno alla società degli antichi Romani, seppur vero che l'essere umano sotto certi aspetti è sempre lo stesso, il mondo è cambiato.

Il nuovo mondo

Il mondo è diventato un sistema chiuso e veloce, quindi chiuso e piccolo. 

In quel momento storico, che possiamo identificare nel'annol 1990 cioè subito dopo la caduta del muro di Berlino, tutto quello che pensavamo e credevamo essere vero e immutabile è diventato nella migliore delle ipotesi un approssimazione non sufficientemente corretta.

Inevitabilmente, tutte le metriche si sono progressivamente invertite rispetto alla realtà per essere rimaste ancorate convinzioni obsolete. Un adattamento al contrario, comporta una selezione al contrario.

Per fare un analogia è come se ci ostinassimo a usare la meccanica classica per pianificare traiettorie spaziali.

Il punto di non ritorno

Oltre a un certo punto, riguardo al rifiuto di un nuovo insieme di paradigmi, il fallimento di ogni missione è pressoché certo perciò la sua pianificazione diventa egemonia di ciarlatani, ineluttabilmente.

Perché si possa avere una metrica confacente alla realtà occorre avere un sistema di paradigmi confacenti alla realtà.

Solo così si può stabilire una metrica distinguendo chi è in grado di padroneggiare il metodo e chi meno. Perché una metrica avulsa dalla realtà, è una convenzione sociale, non una metrica.

In assenza di un metodo dotato di determinati criteri, non ha senso parlare di metrica. In assenza di metrica consona alla nuova realtà, la civiltà degrada progressivamente verso la jungla, verso i rapporti di forza, verso il caos.

Quando la metrica cessa di essere uno strumento universalmente accettato, iniziano i rapporti di forza, perché non esiste altro modo di accomodare una questione complessa con una metrica sbagliata o arbitraria. Chiunque può invocare la sua opinione o convinzione e cambiarla a proprio piacimento ogni qual volta gli torni utile farlo.

Come definiamo coloro che cambiano idea al cambiare del vento? Capitani o ciarlatani? I capitani aggiustano le vele secondo il vento ma non taroccano la bussola o girano la carta nautica perché altrimenti perderebbero la rotta.

La battaglia per la raccolta del consenso ha cessato di essere un processo democratico di revisione e correzione delle argomentazioni, al fine di coinvolgere gli interessati nelle decisioni, piuttosro è diventato una scommessa sulla credulità e sull'umore dell'audience. La pancia del popolo è stata eletta a novello e supremo oracolo.

La colonizzazione di Marte

In questo scenario di regressione della civiltà in favore della jungla, gli enormi sforzi anche economici rivolti alle missioni spaziali di colonizzazione di Marte sono molto più che un vezzo di un eccentrico miliardario. Sono una seconda chance per l'umanità.

Perché su questo pianeta, miliardi di persone sono disposte a morire o a uccidere piuttosto che cambiare idea. Ne consegue che, per un inteinseco ordine delle cose, qualcuno sia disposto a spendere miliardi per dare ad alcuni la possibilità di portare avanti la specie.

La colonizzazione di Marte imporrà ai coloni, un ambiente e delle condizioni di vita talmente estreme che qualsiasi velleità culturale e qualsiasi idea che non sia strettamente necessaria alla vita e alla mera sopravvivenza, sarà completamente eliminata.

Può sembrarci fantascienza. Ma se facciamo un paragone vediamo che è già successo in passato: con la colonizzazione dell'America, dell'Australia e della Nuova Zelanda.

Da europei guardiamo a questi paesi con una certa superiorità culturale che ci sale dall'avere qualche millenio di storia sulle spalle piuttosto che di qualche secolo soltanto.

Eppure proprio questa zavorra culturale è la ragione per la quale, in particolare gli U.S.A., si sono dimostrati così competitivi.

Non siamo al centro del mondo

Si può contro argomentare che la Cina o il Giappone hanno una storia plurimillenaria eppure sono paesi molto competitivi.

In entrambi questi due paesi il minimalismo e l'essenzialità sono due caratteristiche profondamente radicate nella loro cultura.

L'India potrebbe fare eccezione perché non la conosco abbastanza bene culturalmente. Potrei azzardare che abbiano acquisito il pragmatismo britannico ma sarebbe appunto un azzardo.

Ho avuto pochi contatti con i Russi ma per quel che ho visto direi che siano essenziali al limite della brutalità, in senso buono (efficienza) e ovviamente anche in senso negativo (crudeltà). Sono le due facce della stessa medaglia, inevitabilmente, in quanto esiste il bene e il male, gli uomini di buona volontà ma anche gli altri.

Non è banale fare uno studio che ponga in relazione di causa effetto la competitività di una cultura rispetto ai suoi paradigmi.

Sicuramente non è una questione che si possa definire in una manciata di paragrafi però ritengo che alcuni parametri ormai stiano emergendo e diventando evidenti.

Competitività e diversità

Quando parliamo di competitività dobbiamo rapportarci a qualcun altro che per definizione di altro è diverso da noi. 

Le teorie del caos che sono le uniche capaci di affrontare olisticamente la complessità, condividono un paradigma comune che anche una minima differenza fra due sistemi, sia sufficiente per far divergere la loro evoluzione in maniera esponenziale.

Perciò, in un mondo chiuso e piccolo, la differenza dell'altro è l'opportunità di osservare una divergenza ma nel contempo viene considerata un pericolo per noi stessi. 

Entrambe queste spinte di integrazione e di rifiuto della diversità, che sono diametralmente opposte, sono palesi ed emergenti nella società. Entrambe, apparentemente, ingestibili.

Perciò se l'altro è diverso e quindi non può essere metro di paragone, cade il primo principio fondamentale dell'utilità della competizione. 

Eppure siano ossessionati dal vincere. Ovvio, in assenza di una metrica e di un metodo, partecipare non conta ma solo vincere e vincere con ogni mezzo, incluso accoppare l'arbitro e chiunque osasse contrapporsi.

Efficienza e cambiamento

La misura dell'innovazione è il differenziale competitivo (∆I1) fra noi stessi ieri e noi stessi oggi ma anche (∆I2) fra  noi oggi e noi domani. 

Questo unito all'osservazione che le specie viventi che ammettono maggiore variabilità nel loro pool genetico, quindi accettano e integrano maggiore diversità, hanno maggiori probabilità di affrontare e addirittura avvantaggiarsi del cambiamento.

Perciò in un mondo che cambia, velocemente e in continuazione, l'unica metrica realistica può essere l'efficienza di adattarsi e addirittura avvantaggiarsi del cambiamento.

In questo contesto l'ostinazione di aggrapparsi a paradigmi del passato equivale a pretendere di navigare sugli scogli perché non si accetta di correggere la mappa o la rotta. Imbecilli al comando, infatti.

Un mondo buffo, quasi ridicolo

La cosa buffa, si fa per dire, è che la contraddizione fra sopravvivenza e retaggio culturale, pur essendo basata sullo stridere di alcuni fondamentali, non è necessariamente un problema. 

Nel senso che non serve buttare nella spazzatura tutto, anzi. I grandi sono tali perché sono saliti sulle spalle dei giganti.

Ma soprattutto perché la contraddizione è considerata un difetto nella logica classica mentre è un'opportunità nella logica complessa. 

Se due corpi sono alla stessa temperatura la termodinamica classica ci dice che non è possibile estrarre lavoro. Se sono a diverse temperature anche la termodinamica classica ci dice che possiamo estrarre lavoro.

Se un corpo ha temperature molto differenti da punto a punto da momento a momento, ad esempio un plasma denso in un Tokamak, la termodinamica classica non sarà sufficiente, anzi potrebbe essere d'impiccio.

Il coraggio della rivoluzione

Perciò è necessario avere il coraggio di rimettere in discussione tutto. Non perché tutto sia sbagliato ma per riuscire a trovare quei paradigmi che non sono più sostenibili e modificarli, adattarli al nuovo mondo.

Un processo di revisione culturale, ha qualcosa di intrinsecamente rivoluzionario solo per il fatto che, appunto, necessiti il rimettere in discussione tutto.

Eppure succederà comunque perché sta già succedendo: i no-vax, i terra piattisti, etc. 

A modo loro, ognuno di questi movimenti di revisione culturale sta cercando di mettere i discussione i fondamentali.

Appaiono dei tentativi assurdi. Eppure quotidianamente ci confrontiamo con persone che hanno modelli della realtà privi di riscontro al pari dei terrapiattisti. Perciò incontriamo quotidianamente persone che vivono in realtà diverse dalla nostra, nella migliore delle ipotesi.

Che poi a ben vedere, non è che io abbia mai avuto prova tangibile e/o sperimentale del fatto che la terra sia rotonda. In assenza di un riscontro diretto di questo assunto, da scienziato, dovrei coltivare il dubbio anche in favore di altre ipotesi.

Le nuove colonne d'Ercole

Diciamo che fra le alternative, l'ipotesi di un pianeta rotondo è coerente con altre informazioni e concetti che comunque mi sono familiari, ma anch'essi solo indirettamente.

Basta questo a comprendere quale immenso sforzo cognitivo sia necessario per mettere in discussione tutto.

È abbastanza normale che piuttosto di affrontare una cosa del genere ci sia una buona percentuale di persone disposte a morire o a uccidere affinché l'impianto culturale in cui si sentono a loro agio non venga ristrutturato.

È sufficiente mettere in crisi un manager o un professore universitario e osservarne la reazione per capire in minima parte cosa significhi affrontare universalmente una revisione culturale a partire dai fondamentali.

Ogni tanto spunta fuori qualcuno che ha scoperto l'America e sa tracciare la rotta per il nuovo mondo oppure nessun capitano di vascello leverà l'ancora per uscire fuori dalle Colonne d'Ercole e avventurarsi nell'oceano ignoto.

Infatti, sebbene si abbiano riscontri che anche molto prima di Colombo altri europei avessero messo piede nelle Americhe e persino siano tornati indietro, la navigazione oceanica diventò un elemento di pregio solo nel '500.

La terra piatta e il sole gira

Tutt'oggi la stragrande maggioranza degli esseri umani su questo pianeta non ha alcuna abilità argomentativa per stabilire a se stessi – non convincere qualcun'altro che già richiede un ulteriore insieme di capacità – se sia più utile vivere con un modello di terra piatta o rotonda.

Solo una piccola parte sono coloro che possono vantare un riscontro oggettivo diretto, tanto per dire, a oltre cinque secoli dallo sbarco di Colombo in America.

Senza dimenticare che Galileo (1564 – 1642) ha dovuto abiurare che fosse la terra a girare intorno al sole per avere salva la vita quando Colombo (1451 – 1506) era già morto e sepolto, ma ancora l'eliocentrismo era eresia.

Se la gente sapesse di non sapere la quasi totalità delle cose che dà per scontate sarebbe disposta a credere ai fantasmi.

Capitani corraggiosi e fantasmi del passato

D'altronde quando una classe dirigente dimostra di non saper gestire la complessità della realtà, non vi è alcun motivo concreto di credere che l'opinione di un professore sia migliore di quella trovata su internet.

Senza una metrica sono due pure e semplici opinioni, ugualmente valide é ugualmente errate, almeno in potenza. Inoltre insiste la differenza che su un motore di ricerca ci posso navigare in anonimato mentre per chiunque altro posso nutrire il sospetto di un interesse, e generalmente è così, nel bene e nel male.

Un dado onesto non fornirà sempre un responso disinteressato. In gambling, we trust.

Navigare sotto un cielo senza stelle conosciute

Alla fine di questo viaggio cosa rimane? I soldi. Con i soldi si compra da mangiare e si compra tutto anche l'amore, la felicità, il successo, tutto insomma. Senza soldi, invece non si è nessuno.

Perciò il denaro diventa la metrica unica e universale. Purtroppo, il denaro è una mera convenzione sociale. Sono fiat currency ovvero carta straccia senza un'autorità che ne sostenga il corso nominale.

Parliamoci chiaro, nei precedenti paragrafi abbiamo spazzato via qualsiasi autorità. Perciò, che senso ha parlare di valute nominali?

Infatti non esistono più come mezzo di scambio. Il denaro è diventato come il vapore nell'era industriale: chi controllava il vapore aveva il potere e i nobili sono caduti. Per il vapore si è fatta la rivoluzione di Ottobre in Russia.

Oggi, il denaro è la clava con cui si cerca di sottomettere il nuovo vapore. Le informazioni perché chi controlla le informazioni ha il potere. Ma le informazioni sono diventate #bigdata perciò servono capacità analitiche straordinarie per potersene avvantaggiare.

Chiunque abbia a sua disposizione queste capacità è il re. Perché tutto il resto è già fuffa. Questo lo so io, questo lo sapete anche voi, che sul pianeta delle scimmie l'uomo è un faraone ma rimane un prigioniero.

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Roberto A. Foglietta 27/2/2018 · #3

UP.2018.2.27

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Roberto A. Foglietta 15/2/2018 · #2

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Roberto A. Foglietta 11/2/2018 · #1

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La politica perduta di Marco Revelli, 2005

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