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ITALIA, TOO BIG TO FAIL

ITALIA, TOO BIG TO FAILPublished on October 22, 2017 Updated on Oct, 23 on Linkedin

Premessa

Questo articolo prende vita dall'omonimo post del 22 ottobre 2017 e dai relativi commenti (numerati da P1 a P9) in cui è stato inizialmente scritto.

I grafici sono stati presi da un articolo "il grande bluff" di Stefano Bassi.

L'Italia nel mondo del debito

L'Italia è portatrice del 4.61% del debito globale quindi, rispetto a un fallimento rapido e immediato, l'unico aspetto deterrente è l'effetto domino.

D'altra parte un fallimento controllato permetterebbe di giocare al ribasso come in effetti sta facendo il fondo Bridgewater di Ray Dalio.

Inoltre, procrastinando la sofferenza, aumenta il debito cumulativo che è, appunto, la ricetta offerta ai comuni da Cassa Depositi e Prestiti rifinanziandone a 20 anni il debito che hanno accumulato.

Quindi per evitare un fallimento salutare si sta programmando un fallimento definitivo.

Senza un radicale cambio di rotta, rifinanziare il debito per 20 anni, significa sacrificare anche la prossima generazione alla mediocrità del lento ma inesorabile declino.

La disoccupazione giovanile

L'antagonista del debito è il lavoro perché dal lavoro si produce ricchezza, o per lo meno si dovrebbe, se il lavoro risulta utile ovvero produce qualcosa di più apprezzato del costo complessivo della produzione. Diversamente é solo un'opportunità mancata di fare dell'altro.

Al momento, il 40% dei giovani Italiani fanno dell'altro. O fanno un lavoro in nero oppure studiano oppure sono inattivi. Perciò contribuisce alla società solo il 60% dei giovani che saranno probabilmente quelli che potranno permettersi una famiglia con figli, e dovendo supplire anche per coloro che non l'avranno, dovranno procreare una media per coppia di 2.1 x 1.67 = 3.5.

Oppure il 40% é in gran parte costituito da giovani donne - ipot